Il libro del mese
Questa pagina è dedicata alla presentazione di uno dei volumi recentemente acquisiti dalla Biblioteca del Centro Studi sul Federalismo. Oggi vi presentiamo:

Autore: Umberto Morelli
Titolo: Storia dell'Integrazione Europea
Editore: Guerini
Anno di Pubblicazione: 2011
Serie: Sconfinando
In un momento in cui molti Paesi europei sono attraversati da una gravissima crisi economica e finanziaria, l’euro è in grave pericolo e le contraddizioni all’interno dell’Unione europea si vanno manifestando drammaticamente, ripercorrere le vicende del processo d’integrazione continentale e riflettere contestualmente sulle ragioni e sugli ideali che a partire dal secondo dopoguerra hanno portato a intraprendere questo complesso cammino assume un significato particolare e permette di comprendere meglio i termini della questione e la portata reale della “posta in gioco”. Anche da questa prospettiva dinamica, capace cioè di far dialogare passato e presente, storia e attualità, potrebbe perciò essere letto l’ultimo volume di Umberto Morelli, una Storia dell’integrazione europea appena uscita per i tipi della Guerini, che riesce a sintetizzare mirabilmente gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi sessant’anni di vita del vecchio continente. Del resto proprio questa sembra essere in fondo la peculiarità della storia dell’integrazione europea, una storia a noi temporalmente vicina, in costante divenire e che peraltro assume una valenza diversa in virtù dei futuri, possibili, esiti del processo in corso.
Il volume di Morelli è però soprattutto un buon volume di storia, una ricostruzione e un’interpretazione di fatti che rinvia a conoscenze maturate dall’autore nell’ambito della sua attività di docente di Storia delle relazioni internazionali e di Governance internazionale e integrazioni regionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, oltre che di direttore del Centro studi sul federalismo di Moncalieri, nonché all’interno di un percorso di studi che ha spaziato dall’approfondimento delle figure di Luigi Einaudi e di Altiero Spinelli alla disamina delle istituzioni e delle politiche dell’Unione europea, senza dimenticare la costante attenzione dedicata alle vicende dei movimenti per l’unità europea. L’antecedente immediato è ovviamente rappresentato dal volume L'unificazione europea: cinquant'anni di storia, scritto dall’autore in collaborazione con Lucio Levi e pubblicato nel 1994 per la Celid, integrato però con la ricostruzione degli eventi successivi al Trattato di Maastricht e aggiornato facendo riferimento a una storiografia sull’integrazione europea che va arricchendosi di anno in anno sia sul piano nazionale che internazionale e che a livello di sintesi complessive, attenendoci soltanto al contesto italiano, annovera opere significative come quelle di Bino Olivi, Giuseppe Mammarella e Paolo Cacace, ed Emilio Papa, per citare quelle più note.
La Storia dell’integrazione europea di Morelli si apre con un capitolo introduttivo sulle radici di questo processo che porta il lettore indietro nei secoli, alla ricerca di quei valori di pace e democrazia storicamente associati all’idea di Europa, pur nella consapevolezza che solo la crisi dello Stato nazionale sovrano, e più segnatamente le tragedie novecentesche delle guerre mondiali e del totalitarismo, hanno potuto creare le condizioni storiche per rendere possibile l’unità europea, facendo così uscire tale progetto dal limbo delle utopie. Non a caso risale al giugno 1940 la proposta inglese di un’unione franco britannica, e viene ultimato nella primavera del 1941 il Manifesto di Ventotene di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, il cui titolo preciso è in realtà Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, il documento sotto questo aspetto più importante dell’antifascismo e della Resistenza europea: si tratta, in entrambi i casi, di tentativi operati dalle migliori menti della politica e della cultura europea per provare a dare risposta alla implosione del vecchio sistema geopolitico continentale nella fase più drammatica del conflitto, quella contrassegnata cioè dalle schiaccianti vittorie delle armate hitleriane.
Nell’immediato secondo dopoguerra furono invece i movimenti per l’unità europea da una parte, e gli Stati uniti d’America dall’altra, a promuovere l’avvio del processo d’integrazione continentale. I primi organizzarono all’Aja, nel maggio 1948, un grande Congresso dell’Europa, mentre gli Usa, nel nuovo contesto internazionale caratterizzato dalla guerra fredda, attraverso il piano Marshall, che subordinava la concessione degli aiuti economici all’elaborazione di un piano comune di ricostruzione, favorirono la creazione dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece), la prima forma di organizzazione comune degli Stati dell’Europa occidentale. Ulteriori passi in avanti sulla strada dell’integrazione furono invece realizzati dai governi degli Stati europei grazie al Trattato di Bruxelles e, soprattutto, alla nascita del Consiglio d’Europa, che annoverava tra le sue istituzioni, seppur con poteri molto limitati, anche un’Assemblea parlamentare sovranazionale.
Non è il caso di ripercorrere la vicenda dell’Europa comunitaria, che, com’è noto, prende le mosse dalla dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 e con la firma del Trattato istitutivo la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, firmato a Parigi l’anno successivo. Piuttosto vale la pena sottolineare la precisione con cui viene ricostruita questa storia, la capacità di metterne costantemente a fuoco il contesto politico e la dimensione istituzionale, l’attenzione dedicata al ruolo dei movimenti per l’unità europea. Forse risulta un po’ più sacrificata la dimensione economica e finanziaria, ma è pur vero che nel volume sono descritti nelle loro linee essenziali sia i successi della Cee che le caratteristiche del Sistema monetario europeo, sia il completamento del mercato unico che, in tempi a noi più vicini, i traguardi conseguiti dall’Unione economica e monetaria.
Di grande interesse risultano poi aspetti forse un po’ meno studiati all’interno del processo d’integrazione, come ad esempio quelli relativi al fallimento dell’Euratom, al piano Werner, agli aiuti della Comunità europea ai paesi in via di sviluppo e agli stessi accordi di Schengen. In assoluto sono però gli anni a noi più vicini, quelli cioè dell’Unione europea e ancor più quelli successivi alla nascita dell’euro, gli anni che attirano particolarmente la nostra attenzione, consapevoli delle difficoltà di trattare una materia non ancora sufficientemente sedimentata e studiata, al di là delle rapide, e talvolta superficiali, sintesi giornalistiche. Ci riferiamo in particolare al Trattato costituzionale europeo del 2004, bocciato in fase di ratifica dai cittadini francesi e olandesi, al Trattato di Lisbona del 2007, e alla recente crisi, che evidenzia la contraddizione di una moneta senza uno Stato e, quindi, l’assenza di un governo dell’economia, fa sentire ancora più acuto e intollerabile il tradizionale problema del deficit democratico delle istituzioni europee e rende non solo necessario, ma a questo punto anche urgente, un salto qualitativo verso una maggiore integrazione dei Paesi membri.
Il volume di Morelli si chiude con una preziosa cronologia, che in circa venti pagine prende in esame un arco temporale compreso tra il 1940 e l’inizio del 2011. Spiace invece dover constatare l’assenza di un indice dei nomi, particolarmente utile in questo tipo di opere.
Nella pagina dedicata al volume su Guerini Editore è anche reperibile prezioso materiale documentario sulla storia dell'integrazione europea

Autore: Umberto Morelli
Titolo: Storia dell'Integrazione Europea
Editore: Guerini
Anno di Pubblicazione: 2011
Serie: Sconfinando
In un momento in cui molti Paesi europei sono attraversati da una gravissima crisi economica e finanziaria, l’euro è in grave pericolo e le contraddizioni all’interno dell’Unione europea si vanno manifestando drammaticamente, ripercorrere le vicende del processo d’integrazione continentale e riflettere contestualmente sulle ragioni e sugli ideali che a partire dal secondo dopoguerra hanno portato a intraprendere questo complesso cammino assume un significato particolare e permette di comprendere meglio i termini della questione e la portata reale della “posta in gioco”. Anche da questa prospettiva dinamica, capace cioè di far dialogare passato e presente, storia e attualità, potrebbe perciò essere letto l’ultimo volume di Umberto Morelli, una Storia dell’integrazione europea appena uscita per i tipi della Guerini, che riesce a sintetizzare mirabilmente gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi sessant’anni di vita del vecchio continente. Del resto proprio questa sembra essere in fondo la peculiarità della storia dell’integrazione europea, una storia a noi temporalmente vicina, in costante divenire e che peraltro assume una valenza diversa in virtù dei futuri, possibili, esiti del processo in corso.
Il volume di Morelli è però soprattutto un buon volume di storia, una ricostruzione e un’interpretazione di fatti che rinvia a conoscenze maturate dall’autore nell’ambito della sua attività di docente di Storia delle relazioni internazionali e di Governance internazionale e integrazioni regionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, oltre che di direttore del Centro studi sul federalismo di Moncalieri, nonché all’interno di un percorso di studi che ha spaziato dall’approfondimento delle figure di Luigi Einaudi e di Altiero Spinelli alla disamina delle istituzioni e delle politiche dell’Unione europea, senza dimenticare la costante attenzione dedicata alle vicende dei movimenti per l’unità europea. L’antecedente immediato è ovviamente rappresentato dal volume L'unificazione europea: cinquant'anni di storia, scritto dall’autore in collaborazione con Lucio Levi e pubblicato nel 1994 per la Celid, integrato però con la ricostruzione degli eventi successivi al Trattato di Maastricht e aggiornato facendo riferimento a una storiografia sull’integrazione europea che va arricchendosi di anno in anno sia sul piano nazionale che internazionale e che a livello di sintesi complessive, attenendoci soltanto al contesto italiano, annovera opere significative come quelle di Bino Olivi, Giuseppe Mammarella e Paolo Cacace, ed Emilio Papa, per citare quelle più note.
La Storia dell’integrazione europea di Morelli si apre con un capitolo introduttivo sulle radici di questo processo che porta il lettore indietro nei secoli, alla ricerca di quei valori di pace e democrazia storicamente associati all’idea di Europa, pur nella consapevolezza che solo la crisi dello Stato nazionale sovrano, e più segnatamente le tragedie novecentesche delle guerre mondiali e del totalitarismo, hanno potuto creare le condizioni storiche per rendere possibile l’unità europea, facendo così uscire tale progetto dal limbo delle utopie. Non a caso risale al giugno 1940 la proposta inglese di un’unione franco britannica, e viene ultimato nella primavera del 1941 il Manifesto di Ventotene di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, il cui titolo preciso è in realtà Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, il documento sotto questo aspetto più importante dell’antifascismo e della Resistenza europea: si tratta, in entrambi i casi, di tentativi operati dalle migliori menti della politica e della cultura europea per provare a dare risposta alla implosione del vecchio sistema geopolitico continentale nella fase più drammatica del conflitto, quella contrassegnata cioè dalle schiaccianti vittorie delle armate hitleriane.
Nell’immediato secondo dopoguerra furono invece i movimenti per l’unità europea da una parte, e gli Stati uniti d’America dall’altra, a promuovere l’avvio del processo d’integrazione continentale. I primi organizzarono all’Aja, nel maggio 1948, un grande Congresso dell’Europa, mentre gli Usa, nel nuovo contesto internazionale caratterizzato dalla guerra fredda, attraverso il piano Marshall, che subordinava la concessione degli aiuti economici all’elaborazione di un piano comune di ricostruzione, favorirono la creazione dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece), la prima forma di organizzazione comune degli Stati dell’Europa occidentale. Ulteriori passi in avanti sulla strada dell’integrazione furono invece realizzati dai governi degli Stati europei grazie al Trattato di Bruxelles e, soprattutto, alla nascita del Consiglio d’Europa, che annoverava tra le sue istituzioni, seppur con poteri molto limitati, anche un’Assemblea parlamentare sovranazionale.
Non è il caso di ripercorrere la vicenda dell’Europa comunitaria, che, com’è noto, prende le mosse dalla dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 e con la firma del Trattato istitutivo la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, firmato a Parigi l’anno successivo. Piuttosto vale la pena sottolineare la precisione con cui viene ricostruita questa storia, la capacità di metterne costantemente a fuoco il contesto politico e la dimensione istituzionale, l’attenzione dedicata al ruolo dei movimenti per l’unità europea. Forse risulta un po’ più sacrificata la dimensione economica e finanziaria, ma è pur vero che nel volume sono descritti nelle loro linee essenziali sia i successi della Cee che le caratteristiche del Sistema monetario europeo, sia il completamento del mercato unico che, in tempi a noi più vicini, i traguardi conseguiti dall’Unione economica e monetaria.
Di grande interesse risultano poi aspetti forse un po’ meno studiati all’interno del processo d’integrazione, come ad esempio quelli relativi al fallimento dell’Euratom, al piano Werner, agli aiuti della Comunità europea ai paesi in via di sviluppo e agli stessi accordi di Schengen. In assoluto sono però gli anni a noi più vicini, quelli cioè dell’Unione europea e ancor più quelli successivi alla nascita dell’euro, gli anni che attirano particolarmente la nostra attenzione, consapevoli delle difficoltà di trattare una materia non ancora sufficientemente sedimentata e studiata, al di là delle rapide, e talvolta superficiali, sintesi giornalistiche. Ci riferiamo in particolare al Trattato costituzionale europeo del 2004, bocciato in fase di ratifica dai cittadini francesi e olandesi, al Trattato di Lisbona del 2007, e alla recente crisi, che evidenzia la contraddizione di una moneta senza uno Stato e, quindi, l’assenza di un governo dell’economia, fa sentire ancora più acuto e intollerabile il tradizionale problema del deficit democratico delle istituzioni europee e rende non solo necessario, ma a questo punto anche urgente, un salto qualitativo verso una maggiore integrazione dei Paesi membri.
Il volume di Morelli si chiude con una preziosa cronologia, che in circa venti pagine prende in esame un arco temporale compreso tra il 1940 e l’inizio del 2011. Spiace invece dover constatare l’assenza di un indice dei nomi, particolarmente utile in questo tipo di opere.
Nella pagina dedicata al volume su Guerini Editore è anche reperibile prezioso materiale documentario sulla storia dell'integrazione europea
(Guido Levi)


